Blogger: stephwithph
{Stefania, ma chiamatela Steph. Si, col PH. 21 anni, studentessa, vive a Roma. Definire chi è realmente Steph, è davvero difficile. Nemmeno lei lo sa. Potrebbe sembrare la persona più dolce della terra, e un attimo dopo la peggior stronza che abbiate mai incontrato. Vive in perenne crisi, barcollando su un filo pericolosamente sottile, o come direbbe la sua amata sorella, "vive la vita come un piccione che passeggia su una grondaia schiodata". E' una persona profondamente cinica, eppure, sebbene ci abbia provato più volte, non riesce a liberarsi di quei residui di romanticismo che ancora rimangono saldamente attaccati al suo essere. Tuttavia, cerca sempre di sopperirli sotto una forte dose di sarcasmo, e di rum. Adora il sarcasmo, ma ancora di più, adora il rum. Non si aspetta niente da nessuno. Ed è chiaro che vorrebbe ricevere lo stesso trattamento. Una cosa di lei, però, non cambia, nè cambierà mai. La scrittura. Quella sta nel suo DNA, e guai a chi la tocca. Vive per scrivere, e scrive per vivere. E se per il momento è un passatempo, nessuno dice che in futuro non possa diventare il suo lavoro, in un modo o nell'altro. Ha diverse passioni. Il cinema, la lettura, la musica. Arti senza le quali, secondo lei, la vita avrebbe poco sapore. E ovviamente, per ciascuna di esse ho il suo idolo personale. Johnny Depp, Sergio Bambarén, My Chemical Romance. In un modo o nell'altro, queste persone hanno segnato la sua vita. E la sua ammirazione nei loro confronti è immensa.}

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And Beauty fades when she dies
In a red dress and alone
But it was the best times
And you're right to love him
And you're right to want to
Close the door and lock me in
Break the key and chase the blood out of my veins
Io ti ho vista già eri in mezzo a tutte le tue scuse
senza saper per cosa.
Eri in mezzo a chi ti dice "scegli": o troia o sposa.
Ti ho vista vergognarti di tua madre
fare a pezzi il tuo cognome
sempre senza disturbare che non si sa mai.
She can kill with a smile
She can wound with her eyes
She can ruin your faith with her casual lies
And she only reveals what she wants you to see
She hides like a child
But she's always a woman to me
Scrivi mille parole in mille lettere e poi
ti addormenti pensando se spedirle o no
e ti spaventi dei sogni che non hai fatto mai
e poi ti svegli non è mattina senza un caffè
Non parli mai e allora io ascolto il tuo silenzio
è come una canzone arriva chi la vuole
She who always seems so happy in a crowd
Whose eyes can be so private and so proud
No one's allowed to see them when they cry
She may be the love that cannot hope to last
May come to me from shadows of the past
That I'll remember till the day I die

*loading* persone hanno sbirciato nel mio mondo. Lui.
Johnny, il suo adorabile pinscher nano.
La musica, la fotografia, la scrittura, il cinema. La libertà, l'indipendenza, la malinconia, i ricontri, le rimpatriate. Le sigarette, le canzoni urlate verso il cielo, i giri in macchina senza meta, i viaggi. Gli aeroporti, i trolley scassati, il frappuccino di Starbucks e la cioccolata di Costa con i marshmellows. Il Rock'n'Roll. Le lunghe attese per le grandi gioie. Le premiere. I concerti. I vampiri. La natura.
I cetrioli.
Le persone deludenti.
Lo scrocchio delle dita, la falsità, la superiorità, le cose rinfacciate, gli addi. L'invadenza, i giudizi non richiesti e senza titolo. I pregiudizi. Le attese, il traffico, lo stress. L'pocrisia, l'accondiscendenza, la sciattezza. Chi gli ha strappato il sorriso dal viso.
New York. Un palco. Una chitarra, un basso, un microfono. Un libro nei negozi. Un film al cinema. Un articolo su un giornale. Una stanza che funge da armadio. L'amore.
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sabato, 19 luglio 2008, 20:57

18 luglio. Roma. Olimpico. Uno stadio, LO stadio, un concerto, IL concerto. Erano anni che non mi abbandonavo così tra le braccia del Liga, e mi sto ancora domandando il perchè. Credo che niente mi faccia sentire come mi fa sentire lui. Quando avevo 15 anni, alle superiori, il mio professore ci chiese di portare una canzone, e di parlarne al resto della classe. Io portai proprio lui, con Certe Notti. E dissi che avevo scelto quella canzone perchè mi faceva sentire libera. E che amavo lui perchè lo sentivo quasi come un amico, uno zio, dispensatore di consigli di vita vissuta, uno che della vita ha davvero capito molto. Quando lo ascoltavo col mio walkman rannicchiata sotto le coperte, mentre sempre più spesso versavo lacrime calde, mi sembrava quasi fosse lì a sussurrarmi nell'orecchio che quella che non ero non sarei stata, ma che lui era là, se mi sarebbe bastato. E io me lo sono fatto bastare, per anni, fuggendo di casa per inseguirlo per la penisola, dalle basse romagnole fino alle vette di Livigno, urlando contro il cielo, perchè era l'unica cosa che potevo fare, allora.

Ora è passato tempo, le cose sono cambiate, sono cambiata io. Ma le emozioni che mi fa provare sono rimaste le stesse. E ieri ho passato così la serata, masticando pezzi di passato e nuove emozioni, ricordi che riaffioravano sulla mia pelle insieme al sudore, in mezzo alla folla, e io mi godevo il momento, perchè ero lì, ero a casa. Come ho anche detto a Emy e Sara, datemi un concerto, una fila sotto il sole, eyeliner sbavato e canzoni a squarciagola, e sarò dove devo esattamente essere. E così mi sono ritrovata a cantare alle stelle, anzi, alla stella, pensando a chi avrebbe dovuto esserci, abbracciando Emy e asciugando lacrime troppo a lungo trattenute. E quando mi sono allontanata dalla folla con Sara, sedute a terra con una birra in mano, abbiamo osservato la meraviglia della luna che spuntava, quasi volesse osservarci in quel momento perfetto, come al solito silenziosa e splendida spettatrice delle nostre serate. Le note di piccola stella senza cielo hanno accompagnato sospiri e pensieri mentre osservavo quello scorcio di cielo sopra di noi dove, casualità del destino accanto alla luna era spuntata una seconda stella. E a lui ho rivolto la mia dedica, dopo avergliela cantata tante volte in silenzio in macchina mi sono sentita libera di gridarla proprio a quella stella, soffiandogli infine un bacio sulla punta delle dita. Del resto non si dice che, ovunque, si guarda la stessa luna e lo stesso cielo? Chi lo sa che magari quel bacio non gli venga soffiato dal vento. E' una magia che solo Walter il mago sarebbe in grado di ripetere.

Il ritorno a casa è stato sfiancante, che nemmeno ce la facevo a guidare. Mal di piedi e sonno incombente, che però è passato del tutto appena acceso il pc. Ho passato la notte insonne a discutere con una persona e a piangere, per motivi ben diversi da quelli che mi avevano visto lacrimare poche ore prima. Ho preso sonno per un paio d'ore stamattina, un sonno agitato e scombussolato, e ho passato la giornata in umore nero e cupo. Ora aspetto, per l'ennesima volta fiduciosa, o forse illusa. Da stasera dipendono molte cose. Staremo a vedere.





martedì, 15 luglio 2008, 14:03
stephwithph » ordinary life » plink » commenti (1)

Siamo già a metà luglio, incredibile ma vero. Due settimane sono fuggite via in men che non si dica, e in mezzo sono capicollate una dopo l'altra, una serie di avventure e sventure troppo lunghe per elencarle qui, se non in maniera superficiale. Ho finito il trasloco, rinchiudendo nell'armadio l'ultimo scatolone vuoto e piegato. I miei libri fanno bella mostra di sè nella libreria in salotto, segno che sono definitivamente a casa, perchè è solo quando ripongo i libri in un posto che mi ci stabilisco definitivamente. Ho festeggiato il mio compleanno, anche se pensavo andasse diversamente, per alcuni aspetti, e adesso sono un po' scombussolata. Insomma, tirando le fila di questo periodo, sono riuscita ad avere una casa nuova e tutta mia, una sbronza colossale corredata di battello ebbro, un bacio da un ragazzo fidanzato (che novità), una guerra fredda per me tra due uomini, un esame registrato, uno mancato, una scatola di guitar hero inutilizzabile finchè non mi munirò di pc nuovo e un concerto del liga in prossimo avvicinamento. Tutto sommato non mi posso lamentare. Ho la connessione al pc traballante tramite cellulare, sperando che la fastweb si appresti a farmi il collegamento prima del mio pensionamento, che poi pagare le bollette potrebbe diventare un problema. Oh, qualcuno mi munisca di metodo per impedire al mio pinscher nano di riempire ogni angolo della casa di cacca, vi prego. No, il tappo nel sedere non funziona.





venerdì, 04 luglio 2008, 17:19

Osservo i giorni scorrere senza realmente rendermene conto. Giornate frenetiche, corri di qui, sbatti di là, il tutto per riuscire a mettere in piedi una casa come dico io.  Perchè, come ho sempre strenuamente affermato sin da bambina, quando faccio una cosa, io, la voglio fare per bene, al 100%. Niente grigio per me, ho sempre visto tutto o bianco o nero. O tutto, o niente.  Ed è così anche ora che, con i miei ultimi risparmi, sto arredando il mio appartamento, conscia del fatto che quest'estate non se ne parla di vacanza, e che urge che io mi trovi un lavoro. E intanto mi sopporto le crisi isteriche di mia madre quando le dico che no, non lo voglio il servizio di piatti di mia zia risalente al 1912, e che penso che il marrone sia un colore orribile. Domani riparto, torno a Roma, e se gira bene questa volta mi sistemo come si deve.

Mi sono ricongiunta al mio piccolo Johnny e niente potrebbe rendermi più felice del suo codino che ondeggia quando mi corre incontro. Pensare che questa casa è anche a misura per lui mi rende felice, forse perchè, paradossalmente, è come se stessi costruendo qualcosa insieme a qualcuno, non importa poi che non si tratti di un uomo ma di un pinscher nano che di amore me ne da ben di più di quanto ne abbia ricevuto in via mia.

Per il resto mi godo la bambagia in cui pare io sia immersa in vista del mio compleanno. Fino a sabato prossimo non voglio pensare a niente, solo godermi questi giorni e festeggiare, il resto poi. Sebbene abbia un esame venerdi, proprio il giorno in cui compio gli anni, la cosa non mi tange particolarmente, e sicuramente mi ridurrò a studiare gli ultimi giorni, ma va bene così, me la voglio concedere, questa settimana di spensieratezza.

Attendo con ansia le braccia di una persona particolarmente speciale, che domenica mi stringeranno dopo una settimana di lontananza. Anche lì si prospettano dei bei grattacapi, ma sinceramente non mi va di fasciarmi la testa prima del tempo, voglio solo lasciarmi coccolare come entrambi ci meritiamo. Del resto, il piccolo principe ha pieno diritto di coccolare la volpe che ha con tanta fatica addomesticato, e la volpe non vede l'ora di lasciarsi accarezzare il pelo lucente da quelle mani delicate e dolci.

Ieri, dopo tanto tempo, l'ho rivisto. Osservarlo e studiarne il viso, le espressioni, i sorrisi e anche il più piccolo sospiro forse non era la cosa più adatta da fare in questo periodo. Leggere le sue parole dedicate a lei mi ha fatto male, tanto male, come uno schiaffo in pieno viso. Come a leggere stampato sul mio cuore a caratteri cubitali "HA LEI, ORMAI, E TU NON CI SARAI." Però non ho potuto fare a meno di fissarmi sulla fossetta che si crea quando sorride sghembo, allungando l'angolo delle labbra, e pensare che è indiscibilmente parte di me, in ogni mia particella, in ogni minima cellula del mio essere. E che nessuno realmente sa quanto darei per poter anche solo sfiorare quel naso e quelle labbra, tracciarne il profilo per poi lasciarvi nient'altro che un bacio soffiato, a trasmettergli quanto posso conservare dentro con il gesto più puro e allo stesso tempo più potente che possa esserci al mondo. Guardarlo in quegli occhi meravigliosi e sorridergli, e vederlo sorridere di rimando. Stringere ancora quella mano, accarezzandone il dorso con movimenti astratti e delicati. Fargli capire che, certe sensazioni, certi sentimenti, nessuno mai in vita mia me li farà provare come me li fa provare lui, senza un perchè, senza una ragione logica, solo perchè è così e basta. Ma probabilmente non ne avrò mai l'occasione e questo, anche se non lo mostro, mi strazia il cuore in maniera terribile.

Da domani sarò senza internet, a meno che non riesca a fare la connessione tramite cellulare, quindi, suppongo, per un bel po', questo sarà il mio ultimo post. Anche se non ricevo molti commenti vedo le visite salire in maniera cospicua, quindi lascio un sorriso a tutti i miei visitatori, sperando di scrivere presto di nuovo.





venerdì, 20 giugno 2008, 10:59

Fumo la mia Marlboro mentre aspetto che il concentrato di olio e uova faccia effetto sulla mia chioma. Mi sto preparando per un colloquio, oggi pomeriggio, ma non dico di più per scaramanzia. Questa settimana ho avuto un picco di fortuna che sembra stia facendo andare le cose quasi lisce, quindi per ovvia conseguenza mi aspetto che a breve mi crolli addosso l'elica di un aeroplano della British diretto a Londra, stile Donnie Darko per intenderci. Stasera mi farò una bella ubriacata sulla spiaggia con Mio e Michael, tanto per festeggiare questa serie di fin troppo fortunati eventi. Finalmente esco di casa, stavo facendo la muffa santodio.

Credo che questo weekend sarà la quiete prima della tempesta. Da settimana prossima inizierà l'apocalisse, partendo con l'impacchettamento di tutti i miei beni, e finendo due settimane dopo col mio compleanno, un periodo in cui, lo so, diventerò altamente isterica e intrattabile, come se avessi il mestruo perenne.

Non so perchè ma ho la sensazione che non sarà un compleanno sereno. Se da un lato le cose sembrano andare bene, dall'altro, anche se cerco di ignorarlo, ho un sordido e continuo fastidio che non mi lascia in pace, come una ferita che, anche col cerotto, continua a sanguinare e pulsare. Il sapore amaro in bocca di qualcosa che è andato via, passato, cambiato, e che non tornerà più. Le cose che leggo e scopro, e che rendono questo sapore ancora più insopportabile, ormai sono cose quotidiane. Ci sono delle persone che mi mancano, che vorrei avere accanto a me quando spegnerò le candeline. Una di queste, per forze di causa maggiore, non potrà esserci. L'altra...chi lo sa. Forse ci sarà, ma sarà come se non ci fosse, forse non verrà proprio, forse ci sarà e fingeremo che va tutto bene, anche se sappiamo che non è così. Sono vuoti che mi risucchiano l'aria dai polmoni e non mi fanno respirare, di notte, che lasciano scaturire lacrime soffocate contro il cuscino rosso. Ma, volente o nolente, devo andare oltre. Prima di farlo però, prima di mettre definitivamente un "Amen" su questa situazione, qualunque piega, positiva o negativa, essa prenda, voglio che tutto sia detto. E inizio con questa canzone, che, sono sicura, verrà letta e arriverà alla persona a cui la sto indirizzando.

In the face of change,
that's when she turned to me and said:
"I'm not sure anymore..."
And there, amidst the waves
and the cloudless skies...
That blanket, the year before...
I watch my life wash ashore.

Have you ever been a part of something
that you thought would never end?
And then, of course, it did.
Have you ever felt the weight inside you,
pulling away inside your skin?
Then something had to give...

And now the lines are drawn...
Is this feeling gone?
The best parts of this have come and gone
and now that is all that this is.
With the reasons clear,
We'll spend another year...
Without direction,
full of fear,
but now things will be different.

There's nothing simple when it comes to you and I...
Always something in this everchanging life;
and there probably always will.
Now that time is getting harder to come by,
the same arguments are always on our minds,
killed this slowly fading lights.

And now the lines are drawn,
is this feeling gone?
The best parts of this have come and gone,
and now that is all that this is.
And with the reasons clear,
we'll spend another year...
Without direction,
full of fear,
but now things will be different...

And now something, has kept me here too long...
And you can't leave me, if I'm already gone

And now something, has kept me here too long...
And you can't leave me, if I'm already gone...
Well something, has kept me here to long, and you can't leave me, if I'm already gone...

And we make the same mistakes; we're always hanging on.
Break the promises we're always leaning on.
All this time spent waking up...
Now keep this line open to get this call from you,
speak the words that keep me coming back to you...

Now this time it's all different...
And now something has kept me here too long,
and now I'm gone...





giovedì, 19 giugno 2008, 13:08
stephwithph » » plink » commenti

"Sometimes you have to kind of die inside in order to rise from your own ashes and believe in yourself and love yourself and become a new person ... " ~Gerard Way

Ecco perchè.





mercoledì, 18 giugno 2008, 12:10
stephwithph » ordinary life » plink » commenti

Come dicono gli Hatebreed, "Destroy Everything, Obliterate what makes us weak, Destroy Everything, Decimate what threatens me, Destroy Everything, So a new life can begin, Destroy Everything, Rebuild and start again."

Qualcuno tempo fa mi disse che questa era la canzone perfetta per me, e, sebbene all'inizio non ci avessi creduto, ora mi accorgo che aveva ragione. Indi per cui, come già avevo anticipato qualche post fa, da oggi si inizia la pulizia, ma a fondo, eliminando anche il più infimo acaro che zozza la mia esistenza. Quando si prendono questo tipo di decisioni uno solitamente fa dei netti cambiamenti anche nella propria vita. Si taglia i capelli, svuota i cassetti, fa ripulisti nell'armadio. Dopo una rapida analisi, ho deciso che, sccome i capelli me li voglio far crescere, e per svuotare cassetti e ripulire l'armadio ne avrò tempo duante il trasloco tra due settimane, il mio cambiamento sarebbe stato il blog. E infatti eccolo qua, nuovo template, nuovo sottofondo, via i post vecchi che non mi piacevano più. Ne ho mantenuti solo tre, il primo perchè mi piace la canzone, il secondo perchè ho intenzione di continuare la rubrica, e il terzo perchè mi piaceva e punto. Ora via da zero, cercando di mantenere, per quanto possibile, questa linea di pensiero.

Non posso dilungarmi troppo nel post di oggi, domani ho il primo di una serie di otto esami, ed è anche l più tosto. Cerco di darlo da due anni, e tutte le volte mi presento, e scappo. Non so perchè. Forse perchè la prima volta che l'ho dato sono stata male, e ho incosciamente il terrore che succeda di nuovo. Ma stavolta non deve succedere, a costo di farmi bocciare. Quindi, dopo questa ora di pausa in cui ho rimodernato il mio diario online, torno sul mio libro da 4 kg, unico oggetto con cui sto intrattenendo una relazione sociale nell'ultima settimana. Credo di ricordarmi vagamente che aspetto ha la mia auto solo perchè l'ho utilizzata per vedere gli appartamenti, ma per esempio, se penso al bancone del Mastro Titta, mio usuale ritrovo serale, me ne sfugge anche solo il colore. Mmh. Credo che venerdi sera mi potrò concedere una bella birra.





giovedì, 05 giugno 2008, 00:20
stephwithph » parole in musica » plink » commenti

I hear the ticking of the clock
I'm lying here the room's pitch dark
I wonder where you are tonight
No answer on the telephone
And the night goes by so very slow
Oh I hope that it won't end though
Alone

Till now I always got by on my own
I never really cared until I met you
And now it chills me to the bone
How do I get you alone
How do I get you alone

You don't know how long I have wanted
To touch your lips and hold you tight, oh
You don't know how long I have waited
And I was going to tell you tonight
But the secret is still my own
And my love for you is still unknown
Alone

Till now I always got by on my own
I never really cared until I met you
And now it chills me to the bone
How do I get you alone
How do I get you alone

How do I get you alone
How do I get you alone

Alone, alone




martedì, 20 maggio 2008, 14:19

Eccola qui. L'idiota, la donna, insomma, io.

C'est moi.

Perchè, chiederete. Semplice. Ne ho dato ampissima dimostrazione in questi 22 anni, di essere una completa cretina. Magari non sempre, ma talvolta decisamente si. Quindi, con questa rubrica che da oggi inizia e chiamata appunto "Una Donna, Un'Idiota", divisa in più capitoli, vedremo, sotto consiglio della mia psicoterapeuta, di analizzare tutto ciò in cui sbaglio, così poi lei lo potrà leggere, sorridere soddisfatta e prendersi la sua parcella, e io andarmene con le mie pasticche in mano, soddisfatta a mia volta.

Volume I - L'Amore.

Iniziamo con un argomento spinoso. L'amore. Ma io ho mai capito cosa realmente sia? Dico di averlo provato, ma è stato davvero così? Ho avuto diverse storie. Alcune serie, altre un po' meno, altre decisamente degradanti. Un commento di mia sorella però, mi ha fatto riflettere.

"Beh, negli ultimi anni, io ti ho sempre sentito parlare di qualcuno. Non c'è mai stato, se non per pochissimo, un periodo in cui ti ho sentita dire "sono da sola, e sto bene."

E ha ragione. Sono stata fidanzata. E quando non lo ero, avevo sempre tresche o mezze tresche in atto. Fondamentalmente, credo, ho bisogno di avere qualcuno da canalizzare come centro dei miei pensieri. Qualcuno a cui sapere di poter mandare un sms, a cui dedicare mentalmente le miriadi di canzoni che mi passano nelle orecchie giornalmente, qualcuno da sognare di abbracciare quando mi infilo sotto le coperte di notte.

Questo, sicuramente, è perchè ho un sacco di amore da dare, indubbiamente...ma anche perchè, e sopratutto, ho bisogno di sentirmi amata. Ne ho un bisogno quasi spasmodico, e non è una cosa controllabile, per cui dire "da oggi basta". E' come il bisogno di mangiare, o di bere. Se non lo soddisfi, il tuo corpo, la tua mente, ne soffrono in maniera irrepararible. Un sacco di persone sono morte di mal d'amore. A cosa credete fosse dovuto?

E io, per soddisfare questo mio bisogno, arrivo sino al punto di umiliarmi, fisicamente e mentalmente, pur di tenere una persona accanto a me. Mi hanno picchiato. Mi hanno violentato. Mi hanno trattato come una serva, una cameriera, una cuoca, una segretaria, una puttana senza remunerazione. Mi hanno fatto finire in rosso. Mi hanno tradito. Mi hanno lasciato sola, come un cagnolino abbandonato sull'autostrada sotto un diluvio universale. E io sempre lì, a scodinzolare, anche se con le orecchie basse. Perchè il mio bisogno di essere amata era superiore all'amor proprio. Sapete quelle donne che dicono "Il mio uomo mi picchia, ma lo fa perchè mi ama"? Ecco. Uno, a sentire queste cose, pensa che sia pazza. Io invece la capisco. Non perchè lo creda davvero, non perchè sia realmente così. Ma perchè lei ha bisogno di convincersi che sia così. Perchè è l'unico modo in cui riesce ad andare avanti.

Questo non è giusto, assolutamente. La dipendenza dalle persone è una brutta cosa. Dici di essere innamorata, e magari nemmeno lo sei, è solo questa maledettissima dipendenza dall'amore che te lo fa credere. Ma che fare quando ti innamori, e sul serio, di una persona che è proprio la più lontana, quella che sicuramente, anche se magari non per sua decisione, non ti darà mai nulla? Magari per un po' questo amore è rimasto sopito, perchè, anche se sempre presente, era il sottofondo ad altri rapporti che vivevi. Ma poi i rapporti finiscono, non ne trovi di altri, e ti trovi completamente da sola ad affrontare questo sentimento di gran lunga più grande di te. Questa è l'apoteosi. Quando arrivi a questo punto, realizzi i tuoi fallimenti, l'incapacità di portare questo sentimento a una conclusione, puoi fare solo due cose. O crolli definitivamente, o ti rialzi e cambi rotta, cambi modo di amare, cambi modo di vivere le cose. Io devo ancora decidere che cosa fare. Intanto cedo pian piano. Magari mi lascerò crollare, aspettando che il tempo spezzi una ad una le mie difese, senza fare niente. Oppure, proprio nel momento in cui sta per arrivare il crollo decisivo, mi rialzerò. E' dura. Nel frattempo uno spera sempre di incontrare l'Amore, quello con la A maiuscola. Guardo e riguardo i cartoni della Walt Disney, cercando di ricordami come mi piacevano quando ero piccola, quando ancora ero convinta mi aspettasse un futuro roseo, avrei incontrato qualcuno che mi avrebbe amato, magari cantato una canzone d'amore con me e portato via sul suo cavallo bianco, come succede a biancaneve, o a cenerentola. E invece ora non lo penso. Provo solo invidia, per la protagonista ovviamente, ma anche per la bambina che ero e che riusciva a provare queste cose, e che ora non le prova più.

- Piccolo commento fuori tema - Ah, Los Angeles? Mo lì te ne vai uh? Ma bene.





mercoledì, 27 febbraio 2008, 13:12
stephwithph » » plink » commenti (1)

Vadano a fanculo le belle storielle.
Il lupo digerisce cappuccetto rosso e la nonna, mentre il cacciatore ubriaco picchia la moglie.
Cenerentola rimane la casalinga frustrata che era, mentre il principe si dà alle sveltine con le sorellastre.
Alice si sveglia dal sogno e si accorge che il mondo reale è molto più malato di quello che aveva sognato.

L'ho trovata nel web. 

Un'ironia che in quattro righe spezza i sogni di bambine...ma purtroppo è molto vera.

Non voglio passare come la solita persona arrabbiata col mondo, manco fossi un Grinch perenne che non si prende la pausa dal natale. Però sono obiettiva. Non esistono i principi azzurri, il mondo è solo pieno di lupi, sorellastre, matrigne (a volte nascoste sotto le vesti di mamme vere). E lo dice una che è cresciuta guardando tutti i cartoni della Disney, ero la prima, da bambina, a crescere sognando certe cose...ma, forse forse, sono proprio quei sogni che mi hanno rovinato, perchè mi sono trovata davanti a una realtà del tutto diversa da come me l'avevano dipinta, ed affrontarla è stato difficile. Dove stavano, in quel momento, nonna salice, la fata turchina, mushu e compagnia bella? Io mi sono sempre ritrovata da sola.

Però, in fondo in fondo, è un peccato togliere ai bambini questi sogni. Forse, ecco, tante volte eviterei di impregnare ogni cartone di un buonismo che è veramente troppo, per il mondo d'oggi. Ma sono la prima a difendere i sogni, e quindi, che sognino, i fanciulletti, sperando che le loro ali siano abbastanza forti da reggerli anche quando incroceranno la tempesta.